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Il nuovo datacenter? Più snello, più verde e “nuvoloso”
Tendenze CED
Il nuovo datacenter? Più snello, più verde e “nuvoloso”
Dati sempre più "nella nuvola", reti storage e dati convergenti anche con l'ausilio del 10 GbE. Nuove concezioni di efficienza energetica, con il miglior sfruttamento dello spazio esistente e l'ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento. Tutto questo e altro ancora nei CED di nuova concezione.
18 Gennaio 2012
I giorni degli enormi silos di informazioni stoccate in vari dipartimenti aziendali, incapaci di comunicare tra loro stanno arrivando al capolinea.
Le aziende si sforzano di unificare questi vecchi contenitori di dati sfruttando alcune tecnologie chiave. Gli obiettivi principali di queste operazioni di consolidamento? Ridurre i costi e migliorare l'efficienza.
Il nuovo datacenter è, quindi, in generale più piccolo rispetto all'originale, più intelligente, più virtualizzato, più convergente, più “verde” e, spesse volte, più “open”.

Gli analisti, pur con le dovute differenze di vedute, concordano: gli elementi da plasmare per riuscire a rinnovare il datacenter sono da un minimo di quattro a sei. In un tipico elenco di questi fattori, le voci riportate più frequenti sono le seguenti: storage, virtualizzazione, cloud, consolidamento, ambienti open ed efficienza energetica.

La società di analisi Gartner assegna al cloud computing, al ridisegno intelligente dello spazio fisico all'interno del CED e al risparmio energetico il ruolo di fattori chiave, quelli che, meglio di altri, contribuiranno a ridisegnare i datacenter nei prossimi cinque anni.

In un rapporto del 2011 intitolato “Shrinking Data Center: il vostro prossimo datacenter sarà più piccolo di quello che pensate”, l'analista di Gartner, David Cappuccio, sottolinea che quello che più salta all'occhio nella disamina dei nuovi datacenter è “la costante tendenza verso la convergenza a livello hardware, in cui più funzionalità sono condensate all'interno di contenitori sempre più piccoli. Spesso, poi, questi contenitori sono appliance all-in-one. Anche server, storage e funzionalità di rete ora possono essere compattate in un'unica appliance, grazie all'offerta di fornitori come IBM, NetApp e Oracle”.

Più traffico “sulle nuvole”
Cisco ha recentemente previsto che le attività di elaborazione effettuane “nel cloud” rappresenteranno 1/3 del traffico dei datacenter entro il 2015, contro circa l'11% di quanto avviene oggi. Secondo il Global Cloud Index, infatti, il traffico della “nuvola” crescerà di 12 volte da qui al 2015, salendo da 130 Exabyte a circa 1,6 Zettabytes, l'equivalente di 5.000 miliardi di ore di conferenze sul Web. Cisco ha stimato che circa il 51% dei dati i carichi di lavoro del datacenter sarà cloud-based entro il 2014, un anno che farà da spartiacque nel cloud computing, perché a quel punto il workload sulla “nuvola” supererà quello compiuto in maniera tradizionale.

Vecchie e nuove concezioni
"Nel mondo dell'informatica tutto ha effetti a cascata e nei datacenter di oggi i vecchi metodi di progettazione non funzionano più, perché non permettono di comprendere l'impatto che le forze esterne avranno sui costi dei CED, sulle sue dimensioni e sulla sua longevità", sostiene Cappuccio. L'analista sottolinea quali sono i fattori chiave di differenziazione tra il tradizionale design dei datacenter mainframe e i centri dati di nuova generazione. “I CED di oggi hanno necessità particolari in termini di sistemi meccanici ed elettrici, esigenze che variano seconda del mix di carico di lavoro, delle funzionalità svolte e dell'età delle apparecchiature. I nuovi progetti tengono in considerazione queste esigenze con l'aggiunta di zone a densità differenti in rapporto alle diverse tipologie di carichi di lavoro. La maggior parte dei centri dati di vecchia concezione è sottoutilizzata per quanto attiene allo spazio. La superficie occupata può essere, effettivamente, vicina al limite di capacità ma, in molti casi, lo spazio effettivo di calcolo all'interno di rack e server è decisamente sottoutilizzato, con densità di rack che, in media si avvicinano al 60% delle possibilità effettive. E questo vale in tutto il mondo. Le nuove concezioni e i nuovi progetti si focalizzano proprio su questo problema per consentire di raggiungere la densità ottimale di rack che, oggi, si aggira, in media, intorno all'85-90%, aumentando così in modo deciso il rapporto di capacità di calcolo per metri quadrati. L'avvento di ambienti cloud privati e la miglior gestione delle risorse in pool porta con sé la messa a punto di nuove metodologie utili per migliorare la scalabilità verticale del datacenter, ottimizzando al contempo anche la produttività per kilowatt di energia consumata. Sempre più datacenter integrano funzionalità di cloud computing, virtualizzazione, green IT, hypervisor potenziati di ultima generazione con funzionalità di gestione intelligente degli stack. Sempre più spesso, oggi, queste tecnologie un tempo separate sono mescolate e combinate in soluzioni integrate che prelevano gli elementi migliori dall'offerta dei migliori produttori”.

E lo storage?
E non dimentichiamoci dello storage: Gartner ha stimato che la capacità di storage nei data center sia cresciuta dell'800% nel solo 2011. Questa crescita esplosiva è guidata dal desiderio delle organizzazioni di “virtualizzare”, cosa questa che richiede l'archiviazione in rete per consentire la migrazione “live” dei dati.
Allo stesso tempo, secondo Forrester Research, all'interno dei CED i server virtualizzati sarebbero meno del 30%. E questo con ovvie ripercussioni sul fronte dei consumi, che rappresentano un'altra preoccupazione per le organizzazioni.

Le aziende sono sempre più inclini a tener conto, nel computo dei costi totali del CED, anche del cosiddetto “costo totale per unità di lavoro” di server, storage e reti. L'idea è di riuscire a capire dove sia possibile intervenire per migliorare il ROI sfruttando in modo più razionale lo spazio server e ottimizzare l'efficienza complessiva agendo attraverso la leva del miglior sfruttamento dell'energia elettrica consumata dai sistemi di raffreddamento delle macchine.
Un discorso a parte meritano, poi, le reti storage. Spinte dagli alti costi di montaggio e dalle difficoltà di mantenere separate le reti dati e quelle di archiviazione, molte organizzazioni stanno cercando di unire, facendole convergere, le reti storage Fibre Channel dedicate su una comune rete Ethernet, sfruttando i benefici del 10 gigabit Ethernet (10 GbE).
Un dispositivo sempre più “di moda” all'interno dei datacenter è, infatti, la scheda di rete convergente CNA. Questo adattatore combina le funzioni di un tradizionale HBA (Host Bus Adapter) Fibre Channel con quelle di una scheda di interfaccia di rete (NIC) 10GbE. Supporta la reti dati (TCP/IP - Transmission Control Protocol/Internet Protocol) e il traffico di rete storage su un singolo adattatore I/O (Input/Output) utilizzando protocolli Enhanced Ethernet e Fibre Channel over Ethernet (FCoE).

L'aiuto dell'open source
Per avere un'idea di come potrebbe essere il vostro nuovo datacenter, date un'occhiata a cosa ha fatto Facebook con il suo CED open source di Prineville, in Oregon. Facebook sostiene di aver migliorato del 38% l'efficienza energetica riducendo i costi del 24% impiegando soluzioni in prevalenza open.
I vertici del social network dichiarano che la tecnologia open source impiegata ha permesso di attivare il datacenter con un valore di Power Usage Effectiveness (PUE, un indicatore di efficienza energetica dei CED, minore è il suo valore, più alto è il risparmio ottenibile in termini di miglior sfruttamento dell'energia elettrica) pari a 1,07, contro una media di 1,5 delle sue altre facility

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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