Approfondimenti
La videoconferenza alla prova degli standard
Il panorama attuale vede una miriade di offerte, accreditate di utilizzare standard consolidati. Poi, se si analizzano in profondità, si scopre che alla base ci sono spesso protocolli proprietari. L'analisi di quelli più diffusi.
29 Marzo 2011
I protocolli e gli standard di videoconferenza sono necessari allo scopo di definire strumenti comuni per l'incapsulamento video e per la gestione delle sessioni.
Questi standard di incapsulamento stabiliscono come video e audio vengono catturati, convertiti in formato digitale e trasmessi tra gli endpoint.
Tra gli standard più popolari troviamo ITU H.264 per il video, G.711/G.722/G.729 per la voce e H.239/T.120 per dati come la condivisione dello schermo o la Web conferencing.
Le promesse del protocollo H.264 SVC
Un protocollo emergente, H.264 Scalable Video Coding (SVC), si
basa sull'idea di tagliare singoli fotogrammi in livelli, in cui ogni livello contiene
parte di un singolo frame dell'immagine.
In questo modo, in caso di eccessiva congestione del traffico o di ritardo, le sessioni H.264 SVC sono ancora in grado di fornire qualità HD, anche se gli endpoint possono scambiare solo una piccola percentuale dei fotogrammi "stratificati".
In altri approcci di incapsulamento (come per esempio H.264 o MPEG-4), invece la congestione implica invariabilmente la perdita di interi frame, con un conseguente visibile degrado della qualità video.
Lo standard è ancora in evoluzione. Si è già giunti a un accordo sulla codifica/decodifica, ma la trasmissione effettiva di fotogrammi H.264 SVC è ancora in fase di sviluppo all'interno della ITU.
I fornitori di videoconferenza, tra i quali Radvision e Vidyo (e i loro partner), hanno già introdotto soluzioni H.264 SVC, ma fino a quando non saranno stabiliti standard definitivi di videoconferenza, l'interoperabilità tra le diverse soluzioni H.264 SVC non è possibile.
Inoltre, non tutti i produttori si basano su standard di videoconferenza aperti per l'incapsulamento. Microsoft Office Communications Server, per esempio, utilizza RTVideo, un codec di videoconferenza proprietario che poggia sul suo video codec VC-1.
I sistemi di videoconferenza variano anche nella loro capacità di supportare diversi frame rate (per esempio, 30 o 60 fotogrammi al secondo), dimensioni dello schermo e modalità video HD (per esempio, 720p, 1080i, 1080p), indipendentemente dal codec.
Polycom ha annunciato di recente H.264 High Profile, un sottoinsieme dello standard che è stato originariamente progettato per supportare il video DVD Blu-ray: la società afferma che High Profile riduce del 50% i requisiti di larghezza di banda HD rispetto allo standard H.264. Polycom offre inoltre strategie proprietarie per la correzione degli errori.
La mancanza di standard rallenta il settore
L'introduzione di approcci di incapsulamento proprietari e la
mancanza di una completa standardizzazione per H.264 SVC rappresentano degli
ostacoli per le aziende che desiderano integrare prodotti di diversi vendor.
I fornitori continuano a percepire un vantaggio competitivo nell'offrire una soluzione "migliore dello standard", assicurando comunque il supporto dell'interoperabilità di base per gli standard di video conferenza ben definiti. Una possibile soluzione a lungo termine è H.265, attualmente in fase di sviluppo da parte della ITU, ma la sua standardizzazione e le relative soluzioni non arriveranno prima di uno o due anni.
Un settore fondamentale in cui gli standard di videoconferenza sono carenti è la telepresenza multivendor.
Nonostante un gruppo di ricercatori dell'Università del New Hampshire abbia recentemente dimostrato che la telepresenza multivendor è già oggi una possibilità, nella realtà gli sforzi che sono stati richiesti in termini di engineering non sono praticabili su larga scala.
Attualmente, non è fattibile per la maggior parte delle imprese favorire l'interoperabilità tra i sistemi di telepresenza di Cisco, HP, Polycom e Teliris, solo per citarne alcuni.
Per soddisfare le necessità di interoperabilità nella telepresenza, Cisco ha recentemente annunciato che avrebbe rilasciato tramite una licenza royalty-free il suo Telepresence Interoperability Protocol (TIP), un protocollo appositamente progettato per consentire sessioni telepresenza attraverso più fornitori.
Potrebbe essere relativamente semplice creare una videoconferenza multivendor nel momento in cui tutti i vendor utilizzassero standard di videoconferenza aperti per gli aspetti inerenti la sessione video, ma la realtà racconta invece che molti produttori usano ancora funzionalità proprietarie nei loro sistemi.
Alcuni vendor forniscono gateway per consentire l'interoperabilità cross-system tra protocolli proprietari. Tuttavia, anche con l'uso di tali gateway, rimangono dei limiti: spesso, il bisogno di transcodifica tra diversi codec riduce la qualità video o aggiungere un'inaccettabile latenza.
*analista di Nemertes Research